Milan,
08
Novembre
2018
|
11:56
Europe/Amsterdam

STUDI LEGALI 4.0: I MILLENNIALS DETTANO I TREND PER RIPENSARE GLI SPAZI

Il business rimane il maggior driver per lo spostamento degli uffici

Il modo di lavorare negli Studi Legali sta vivendo una fase di cambiamento: a dircelo è il reportLaw In Milan 2018”, basato su un sondaggio condotto da CBRE, leader mondiale nella consulenza immobiliare, e sull’analisi di 90 Studi Legali – di cui 60% italiani e 40% internazionali - con sede a Milano, che evidenzia un percorso avviato che segue i trend internazionali e influenzato dalla crescente proporzione di millennials che entrano nel settore. Gli studi intervistati si confermano aperti al lavoro agile: il 55% ha già implementato delle pratiche di Agile Working negli attuali uffici e, tra coloro che non lo hanno ancora fatto, il 40% è intenzionato a farlo nei prossimi tre anni.

Secondo il sondaggio, il principale driver che indurrebbe lo studio legale allo spostamento della propria sede (per il 43% dei rispondenti) è sempre rappresentato dalla ricerca di spazi più grandi, mentre il 29% ritiene che il moving verso un nuovo spazio faciliterebbe l’implementazione di politiche di lavoro più efficienti e, per il 14%, gli spazi attuali sarebbero già adatti a un utilizzo di questo tipo. Il 15% degli Studi Legali ha inoltre affermato di essere già alla ricerca di una nuova sede.

Per quanto riguarda la location, il Central Business District, rimane il “place to be”, anche se emergono apprezzamenti per le aree emergenti, come Porta Nuova (indicata dal 70% degli intervistati), la zona centro-sud compresa tra Missori, Porta Romana e Corso Italia (20%) e City Life (10%). A differenza di altri settori di business, per i professionisti del Legal essere nel cuore della città è un must, per trovarsi a due passi dai clienti e dai servizi del centro.

Stefania Campagna, Head of A&T Services Office Milano - CBRE Italy
Relativamente agli Studi Legali, il take up di Milano (oltre 17.000 mq) e il numero di locazioni del 2017 hanno superato di gran lunga gli anni precedenti, stabilendo un record. Alla fine del 2017, il numero totale di contratti di locazione firmati ha superato il numero di locazioni chiuse in tutto il 2014, che a sua volta era stato un anno record in termini di volumi affittati. Il dato di assorbimento per il 2017 è superiore alla media degli ultimi 10 anni di 62 punti percentuali.

Per quanto riguarda invece la nuova frontiera del lavoro agile, gli Studi Legali considerano le tecnologie un'opportunità in grado di fornire maggiore flessibilità. Per il 32% la tecnologia è un elemento chiave per fare in modo che il lavoro non sia legato alla scrivania e si possa svolgere anche da casa, mentre il 27% vorrebbe cambiare il layout dell’ufficio, magari con una pratica di desk sharing (8%). D’altro canto, però, la riservatezza dei dati e la dipendenza dalla carta sono ancora visti, rispettivamente dal 75% e dal 48% degli studi intervistati, come due ostacoli all’implementazione del lavoro agile.
Stefania Campagna, Head of A&T Services Office Milano - CBRE Italy

Il numero crescente di millennials che iniziano il loro percorso di carriera e sono disposti a rinunciare a parte dei propri incentivi economici in favore di un ambiente di lavoro più attento alle persone e alla socialità ha spinto gli Studi Legali a considerare aspetti ai quali in precedenza non si dava molta importanza: la struttura più richiesta all'interno degli studi è l'auditorium (23%), seguono terrazzo per eventi (18%), palestra (14%) e servizi di ristorazione interni (14%).Tuttavia, secondo i risultati del sondaggio (75% dei rispondenti), tale spinta al cambiamento trova un potenziale ostacolo nella forte gerarchia tipica del settore.

Infine, emerge che il 50% degli intervistati occupa uno spazio completamente costituito da uffici chiusi, mentre il 36% lavora in spazi composti da open space e uffici tradizionali. Anche in questo caso, la gestione della privacy è la principale sfida per poter creare nuove aree di condivisione, seguita dalla difficoltà a concentrarsi, aspetti indicati come scogli “difficili o molto difficili da superare” da gran parte degli intervistati.